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Ludd Rising Lp

In arrivo!

Tumulto/La Prospettiva split 7″

Come ciliegina sulla torta in vista del loro tour assieme (che prenderà il via il 25 di ottobre), i cesenati La Prospettiva ed i forlivesi Tumulto, registrano e pubblicano su 7″ in vinile trasparente pressato in 300 copie 7 nuovissimi pezzi (3 a firma La Prospettiva, 4 a firma Tumulto). Il risultato? Una bomba. I La Prospettiva suonano quel velocissimo hardcore che non concede tregua al quale ci hanno abituato. Musicalmente non si discostano troppo dai pezzi presenti sul loro precedente 12″ “Inquieti Tempi”, quindi ritmiche serratissime, voce urlata e il solito drumming perfetto di Matteo. I Tumulto invece, dopo averci deliziato i padiglioni auricolari con gli 8 pezzi del loro primo lavoro (disponibile per ora solo in download gratuito tramite il loro Bandcamp), tornano con 4 pezzi che anche in questo caso non si discostano molto dal passato. Hardcore più cadenzato rispetto ai La Prospettiva, più sporco. La voce ogni tanto ci ricorda i Negazione (specie nel parlato). Musicalmente svolgono bene il loro lavoro, suonando precisi e potenti. Per ciò che riguarda i testi, siamo sempre sul personale, anche se quelli dei Tumulto risultano più diretti. Il 7″ è totalmente benefit per le persone coinvolte nelle denunce partite in seguito all’occupazione di uno stabile a Forlì, denominato “Maceria”. Inutile dire che in questo caso i contenuti contano più della mera forma musicale, quindi cercate di supportare questo progetto.
P.s.: menzione particolare per la copertina, ad opera di Celeste Autoproduzioni. (Marco Pasini, Forthekidsxxx)

Into The Baobab “Verdi Acidi Pensieri” Lp

Il disco è semplicemente bellissimo, Modi Ernesto e Lara hanno faticato sette camicie ma il disco è ben riuscito, grafiche molto intense, curate, testi dalle prospettive che spiazzano mai banali fanno da struttura a un disco di sincero e schietto punk con le influenze che contraddistinguono gli Into The Baobab. Non è il loro primo disco ma probabilmente l’uscita più matura ad oggi. (Aggiorno questa pagina con IMMENSO RITARDO rispetto all’uscita del disco).
Le copie stanno girando bene, non mi sono finite ma non sono nemmeno tantissime quelle rimaste, get you copy NAU!!!!

Semenzara “Coraggio” one side Lp

Eccolo qui ancora caldo caldo di stampa il primo lavoro dei Semenzara!
Se ve lo state chiedendo non si tratta del Mega-Direttore Clamoroso Duca Conte Pier Carlo ingegner Semenzara de Il Secondo Tragico Fantozzi, anche se la scelta del nome merita novantadue minuti di applausi, ma di una band nata circa un anno fa e che ha gia’ sfornato un ottimo lavoro dal titolo Coraggio.
Ovviamente il trucco c’e’ poiche’ non siamo al cospetto di quattro sbarbatelli qualsiasi ma di quattro elementi provenienti da Fano, Ancona e Pesaro ben noti nella scena di italica memoria; cosi’ accanto a Fra alla voce troviamo Cola al basso (entrambi ex Un Quarto Morto) e per non farci mancare nulla troviamo Gabri alla chitarra (con una lunga gavetta anche se non in ambito hc) e Fabio alla batteria (ex Pulmanx). I primi di Gennaio registrano presso Michele Conti questi nove pezzi che van a comporre il disco uscito a Giugno su un lp one-sided, con una serigrafia sul lato vuoto del vinile. Proprio la grafica creata da Elvira e la serigrafia di CorpoC sono uno dei punti di forza del vinile, curatissimo e contenuto in una plastica in PVC semirigido.
Completano le informazioni di cornice le quattro piccole etichette che han partecipato alla produzione che sono, oltre la premiata ditta punk4free, anche Annoying Records, Forever True Records e All’Arrembaggio Dischi In Vinile.
Mettendo il vinile sul piatto ad un primo, disattento, ascolto sembra di esser di fronte agli Un Quarto Morto in versione mid tempo, forse a causa dell’inconfondibile voce di Fra, impressione che tuttavia svanisce immediatamente e vengon a galla tutte le particolarita’ dei Semenzara.
Il gruppo appare esser stato sbalzato direttamente dai fine anni ’80 primi ’90, un hardcore dal suono decisamente vecchia scuola ma incredibilmente attuale. Nove pezzi che non lascian un attimo di respiro, 15 minuti da ascoltare in apnea per quanto il risultato lascia senza fiato!
Il tutto racchiude una chitarra tragliente e indomabile, sezione ritmica dalle velocita’ non esasperate ma che riesce ugualmente ad essere travolgente, una interpretazione vocale stupefacente, sostenuta da testi quanto brevi quanto espliciti.
Tra i pezzi difficile sceglierne un paio, qualsiasi cosa peschi dal mucchio e’ una scelta vincente: le tracce di apertura “La Fine Del Sorcio” e quella di chiusura “Baricentro” in un certo senso appaiono collegate scagliandosi senza indugi contro chi e’ colpevole di ignavia, chi non prende decisioni e per questo e’ soggiogato alla falsa serenita’ del quieto vivere; “Incuria In Curia” e’ un duro e diretto attacco alla classe ecclesiastica suonato con maestria; “Curia Di Fosforo” nella sua falsa calma ci mostra un lavoro di chitarra efficace che si protrae nella successiva “Autostop”.
Si prosegue con la piu’ breve di tutte “Schiena”, canzone dalla partenza mite per poi esplodere in tutta la sua rabbia ed anche il testo gioca la sua parte da protagonista; insieme al precedente pezzo la strumentale “Menagramo” e’ forse la parte del disco che preferisco ma se pensate che strumentale sia sinonimo di calma e noia…beh vi ricrederete. Non ho speso parole su “Bonaccia” e “Muro” non sicuramente per demerito!
Davvero nulla da aggiungere sui Semenzara c’e’ poco da elogiare o consigliare al debutto son risultati subito vincenti, questo Coraggio ha un’alta concentrazione di qualita’. Chi non lo compra/ruba/scarica e’ un menagramo d’un menagramo! (Joel, Punk For Free)

No White Rag “Silence is violence” Lp

I NWR escono su lp ed è la quarta autoproduzione targata Mvtina Punx, la cordata di etichette è veramente imponente, il che rende ben chiaro che qui si parla di do it yourself 100%.il disco è molto borchiato nelle grafiche e nella registrazione, hc punk suonato veloce e cantato a duemila all’ora, con alcune frecciatine or ora al rnr or’altra allo street punk…c’è pure la ballad e un posterone apocalittico.i testi sono per la maggior parte in shit-aliano ma alcuni anche in engli-shit, allabbanda non piacciono divise,confini e bandiere…e nemmeno il silenzio,Silence is violence è l’urlo di chi ancora resiste all’appiattimento delle personalità individuali, della musica come merce di consumo e non come veicolo di comunicazione tra persone, contro il sistema imposto dalla maggioranza omertosa,-silence is violence- volume a palla!

Zeus! Lp+cdr

Photobucket All’età di circa dieci anni, un po’ meno per la verità, mi capitava spesso di andare a prendere uno dei tanti dischi della collezione di mia sorella, lei è un po’ più grande di me, e di metterlo sul piatto per ascoltarlo in cuffia. Ero attrato dalla copertina del disco, con colori molto forti, rosa e celeste, con un faccione che urlava in primissimo piano. All’interno dell’album lo stesso faccione sorride in maniera molto più rassicurante.
Oltre che dalla copertina, ero anche completamente affascinato dai suoni che uscivano dai quei solchi, soprattutto il primo brano, e all’epoca non sapevo molto bene di cosa parlasse, ma non era importante. Dopo un’inizio molto potente e molto regolare ed una voce distorta che parlava di un uomo schizoide, iniziava una parte centrale, strumentale, un crescendo che mi lasciava ogni volta senza fiato. Nella mia immaginazione, quei suoni sembravano la colonna sonora di un film dove potevo vedere macchine della polizia che inseguivano dei pericolosi criminali tra le vie di una metropoli americana. Era estremamente eccitante, il brano si chiudeva con un’apoteosi di suoni distorti per smettere improvvisamente e ripartire con il dolcissimo flauto del secondo brano. Ed io rimanevo stremato!
Più di trent’anni dopo ho tra le mani il disco degli Zeus!, manifestazione sonora di Luca Gavina e Paolo Mongardi, il primo al basso dei Calibro 35, il secondo un tempo “scuoti-pelli” dei Jennifer Gentle. Loro sono il nucleo, ma una serie di amici, o per meglio dire complici, li aiutano a riempire alcuni spazi vuoti: Andrea Mosconi, Giulio Favero, Valerio Canè e non me ne vogliano gli altri, il genio di Enrico Gabrielli, completano il quadro comandi che ha realizzato il disco.
Fatto di cosa? Fatto di nove tracce che hanno la stessa violenza, bellezza e perfezione nei tempi della parte strumentale della canzone che ascoltavo da piccolo in cuffia. Un disco che ascolti a ripetizione, che non ti stanchi mai di scoprire, quasi non ti accorgi che si passa da un brano all’altro, forse non vuoi neanche che ciò avvenga. Impossibile provare a tenere il tempo, i suoni sono ipnotici, quasi dei mantra ritmici. Il genere? quello che volete voi, non ha importanza, se fosse per me, se avessi un negozio di dischi, lo metterei nel genere “bello”, punto.
Compra i tuoi dischi preferiti su IBSTutti dovrebbero ascoltare questo disco, non per scopiazzarlo, ma per capire che se si vuole fare qualcosa di bello, primo, che è possibile, secondo, che c’è bisogno di passione, tecnica e di violenza controllata. Soprattutto se non sei un poeta. Un disco che non bluffa, che non cerca di sedurre con sonorità ammiccanti, o ti piace o non ti piace. Unica piccolissima, minuscola nota stonata, ogni tanto gli urlacci, oops scusate, il cantato (?), che, per quanto mi riguarda provoca più disturbo che piacere e che contribuisce pochissimo musicalmente al disco, in ogni caso, sto parlando di pochisimi secondi nella totalità del disco. Assolutamente perdonati. La musica già da sola ha la capacità di far crescere una tensione devastante. L’urlo liberatorio dovremmo farlo noi, non loro.
Nota. Per quei pochissimi che non l’avessero capito, il disco del quale parlo all’inizio è In the Court of the Crimson King dei King Crimson (1969) e le canzoni citate sono 21st Century Schizoid Man e I Talk to the Wind. Sono sicuro che l’avevate capito tutti. Spero. (Antonio Viscido, Rock Shock)

SantaBanana Lp

Photobucket I Santa Banana si presentano con un artwork di Ratigher che fa male solo a guardarlo e note/testi scritti a mano come sulle tape dei bei tempi andati, tutto concorre a fare di questo vinile un omaggio all’epopea dell’hardcore libero e fuori dagli schemi, lontano dalla cristallizzazione che in seguito avrebbe preso il sopravvento e per questo fuori dalle normali coordinate spazio/temporali. Difficile pensare ad una fruizione lontana dalla più sana e incontaminata voglia di lasciarsi andare oltre ciò che è comunemente accettato anche in seno a certi ambienti, perché qui non c’è posa e non c’è inganno, è piuttosto un salto senza rete nello spirito punk più iconoclasta, quello screziato di disagio e insofferenza autentica. I Santa Banana ricordano per certi versi il momento preciso in cui il punk si trasformava in hardcore e metteva piede anche nella nostra penisola, un contenitore al cui interno ciascuno poteva buttare i propri problemi e angosce esistenziali, un megafono per urlare la propria rabbia così come veniva, nel modo più rumoroso possibile, con i testi a rappresentare una terapia del dolore casalinga. Tutto brucia in una manciata di minuti, a ricordare il rumore di una corsa su una bicicletta arrugginita lanciata senza freni giù per la discesa, con il cuore che batte all’impazzata e la completa assenza di certezze sul come fermarsi. Verrebbe da definirlo noise, nel senso più autentico del termine, rumore impossibile da ingabbiare, solo adrenalina che brucia e quel sapore di vecchi vinili comprati nei banchetti prima dei concerti, con l’odore di scantinato impresso nella carta e la sola garanzia di essere frutto di nottate spese in sala prova o ad imbustare i dischi. Fin troppo reale per i gusti delle nuove generazioni. (Michele Giorgi, Audiodrome)